Intervento per ReGenerA(c)tion/ Modelli sostenibili al Femminile – organizzato da Aidia – BT Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti

Palazzo Covelli | Trani (BT)  25 maggio 2018

 

“L’aspetto materno, il ruolo di cura che la donna ha rispetto al mondo, alle cose è  ciò  che fa la differenza rispetto al nostro impegno nella vita quotidiana e quindi anche nel lavoro. Il progettista ha un ruolo importante nella società, nella nostra civiltà. Fa delle scelte e le fa anche per altre persone, e sulla vita e la pelle di altre persone. Dalla sicurezza al benessere, alla salute, alla bellezza, alla socialità, alle relazioni.

Hanno ridotto oramai la nostra professione all’essere indispensabili per una firma, una pratica, o i famosi render a cui tutti siamo assuefatti, deprimendo così tutta la capacità di racconto verbale, gestuale e dei tanti altri strumenti creativi che sono propri di chi inventa e rappresenta, ma soprattutto l’abitudine ad immaginare le cose.

A risolvere beghe e compilare carte in una lotta continua con l’inefficienza, l’ignoranza e la paralisi dello stato burocratico quando va bene, quando va male (ovvero sempre) con un sistema marcio di tutele, compravendite, favori più o meno edulcorati. Perché ora le leggi le fanno più complicate non per tutelare i cittadini ma per provare a rendere più  insidiose le truffe al sistema.

Non lavoriamo più  per un pensiero dell’architettura, del territorio, di sviluppo, di comunità, che era un pensiero sull’uomo. Gli architetti erano pensatori, filosofi, artisti. Gli ingegneri degli scienziati, degli innovatori, dei politici. Non servono esempi circa la storia dell’architettura.

Siamo schiavi invece di una costante iperproduttività,, creatività  perpetua senza senso, costretti ad inventare qualcosa sempre di nuovo, di fare un progetto innovativo, di comunicarlo per avere più  followers. Ma la macchina è c osì veloce che c’è  chi non riesce neanche ad affacciarsi a questo mondo o chi lo domina un pò , ma poi le energie vengono a mancare e si viene travolti.

L’aspetto femminile, materno della donna (con tutta la forza che ne consegue) nella professione come nelle professioni che incidono su delle scelte, ritengo possa spezzare o abbia l’obbligo di spezzare questa tensione continua senza senso della produzione costante, spesso anche in posizione non indipendente ma dipendente. Una tensione che ci fa perdere la cognizione del tempo, del valore del tempo e del pensiero.

Le donne hanno una percezione del tempo, delle relazioni, del lavoro diversa da quella degli uomini.

Se pensiamo poi ai risvolti della cura sul territorio, e della intelligenza del nostro lavoro, le presenti ne sono testimonianza. Nella nostra storia di  SUHD, nate da altre esperienze precedenti con altri compagni di viaggio e altri luoghi attraversati in giro per il mondo, abbiamo sempre pensato che non avesse senso il nostro lavoro senza l’idea di essere strumento per un miglioramento.

Il tema della sostenibilità, di un mondo che si evolve verso una direzione di giustizia sociale, di pace, di rispetto per l’ambiente. L’impegno nella ricerca sull’autocostruzione, sui materiali naturali, sull’architettura rurale, sulla cooperazione, sugli spazi sociale, sulla rigenerazione urbana, l’interrogarci costantemente come poter incidere dal piccolo al grande, dall’educare il cliente l’impresa il fornitore, al contaminare altri professionisti, “sensibilizzarli”, educarli ad un’etica professionale.

 

Spesso ci domandiamo come mai nel nostro lavoro, nel nostro team e nei progetti che facciamo incontriamo sempre più donne, nonostante lavori tipicamente maschili, come la carpenteria, i lavori manuali, il sole, la fatica o i cantieri, di approccio alle maestranze, di scambio, di lavoro insieme.

Ma se penso ora a questo approccio del lavoro di cura, di sensibilità, forse capisco cosa ci abbia sempre unito alle giovanissime donne che hanno lavorato con noi. Legami che, oltre la retribuzione, oltre il sacrificio, e l’amicizia, valgono come esperienza e comprensione di quale posto vogliamo occupare nel mondo e di che donne e professioniste vogliamo essere.” 

Ing. Marina Leuzzi

SUHDStudio